Chi sono gli ibridi di lupo? 

di Stefania Falcon 

Dopo il blocco, da parte delle regioni, del Piano di Conservazione e Gestione del lupo,proposto il 2 febbraio scorso, il ministro dell’ambiente Galletti si appresta a presentare il Piano , modificato, il 23 di questo mese. Sarà previsto il prelievo,cioè la cattura e/o l’uccisione, di tutti gli esemplari ibridi dal territorio nazionale e, considerato che non si può distinguere un lupo da un ibrido, a vista, temiamo che diventi una caccia alle streghe.

Ma cosa sono veramente gli ibridi di lupo? Lo chiediamo a Dumbleton Mokoena, direttore di Save Our Wolves International

Gli ibridi sono lupi a tutti gli effetti, nascono e crescono in branco, al pari dei lupi puri. Somigliano ai lupi e si comportano come i loro compagni di razza pura. Il loro DNA però, li tradisce, perchè porta tracce di un cane. Anche solo l`un per cento di questa traccia, fa di un lupo un ibrido. Ma i lupi non sono razzisti, a loro non interessa nulla del DNA. Il branco segue dinamiche prestabilite e ben precise che non hanno nulla a che vedere con la purezza della razza. Per di piú, l’incontro fra lupo e cane c’èsempre stato, fin dalla notte dei tempi. Non sappiamo quanti lupi ci siano in Italia, figuriamoci quanti ibridi. E’ un salto nel buio.

Insomma in Italia sta per accadere qualcosa di grave: il prelievo di un numero imprecisato di lupi ‘sospetti’, strappati al loro branco e rimossi in attesa di subire il test del DNA. Avete capito bene: per salvare i lupi, distruggeremo i branchi.
Ci si chiede perché, una volta catturati per il test del DNA, gli ibridi non possano essere sterilizzati e rilasciati nel branco, a svolgere le loro funzioni sociali. Ci si domanda perchè non si proceda piuttosto alla sterilizzazione dei cani vaganti, che sono il vero motivo del fenomeno di ibridazione. Per cani vaganti intendiamo i randagi, i cani da pastore ed i cani da caccia, i quali, vengono spesso lasciati liberi per molte ore. 

Lo smembramento dei branchi,continua Mokoena, porterà inevitabilmente gli esemplari rimasti a cambiare radicalmente il proprio comportamento e, come è noto, persa la sicurezza del gruppo, diventeranno piú aggressivi e finiranno con lo scegliere prede più facili, quelle degli allevamenti. Non è proprio questo che porterà alla diminuzione del bracconaggio e delle uccisioni per ritorsione da parte degli allevatori, come auspicato dal ministro Galletti.


Di studi su cosa fare e non fare per contrastare il confitto uomo/lupo ce ne sono. Ad esempio, in Predator control should not be a shot in the dark, di Adrian Treves -Università del Wisconsin, si legge chiaramente: L’abbattimento di predatori comporta l’aumento dei danni a scapito degli allevamenti commerciali. I risultati, in caso di utilizzo di metodi non letali, come l’utilizzo del cane pasore, di recinti elettrificati, di fasci di luci e dissuasori acustici, mostrano invece la loro efficacia: nell’80% dei casi gli attacchi alle greggi sono diminuiti ed in nessun caso aumentati». Questo studio parla di predatori e dei loro comportamenti e ovviamente non fa distinzione fra lupi ed ibridi, perchè il comportamento è lo stesso. 
Per gli ibridi, questi sfortunati animali, si prevede anche il trasferimento permanente all’interno di particolari strutture. In questi canili, anzi, ‘lupili’,questi esemplari selvatici verranno utilizzati per la ricerca scientifica. In Italia alcune di queste strutture per ibrido, le abbiamo già.Pur nascendo come centri di recupero, questi ‘lupili’si avvalgono della totale mancanza di legislazione a tutela dell’ibrido per promuovere attività lucrative chiuse al pubblico, dalla ricerca medico-scientifica alla caccia in scatola.

Ma allora, cosa dovremmo fare? 

Semplice“conclude Mokoena, Lasciare stare gli ibridi e e concentrarsi sulla sterilizzazione dei cani vaganti e sulla protezione degli allevamenti, con metodologie non letali. Gli ibridi sono sempre esistiti in natura mentre le razze ed i confini sono invenzioni umane, concetti che fino ad oggi, non hanno portato a nulla di buono. O no?

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